Gli abiti fanno le persone - Il vestito che dura

Natale è passato da poco. Tra i regali si trovano nuovamente le calze di lana fatte dalla nonna, un pijama nuovo, anche se quello vecchio va ancora benissimo e, perché no, una felpa, una camicia e dei pantaloni comprati perché i saldi erano molto attraenti. Ci si può giustificare pensando: “Beh, ho dei pantaloni con un buco e a una camicia mancano dei bottoni, perciò questi vestiti non posso più metterli, meglio cambiarli… Il pijama vecchio lo posso dare alla croce rossa, così aiuto qualcuno che veramente ha bisogno e alla fine le calze della nonna fatte in lana sono tradizionali, e sicuramente ecologiche!”

Alcune giustificazioni sono valide, altre meno. Molta gente probabilmente non si rende conto, ma anche la produzione di vestiti nuovi ha un grande impatto sul pianeta e sulla nostra società. 

Prendiamo le calze di lana della nonna. Per la produzione della lana serve una grande superficie di terreno, inoltre spesso vengono utilizzati fertilizzanti e pesticidi. Tra la coltivazione, il trasporto e la produzione vengono generate grandi quantità di CO2. Come alternativa si consiglia di badare molto alla provenienza e alla qualità della lana. Il marchio bio forse non è perfetto, ma sicuramente è meglio del convenzionale. Portare i vestiti inutilizzati alla croce rossa, o donarli a organizzazioni è sicuramente più ecologico che buttarli via e si aiuta persone bisognose. Ma anche chi ha dei vestiti, invece di comprarne nuovi potrebbe utilizzare più a lungo quelli che già ha. E i buchi nei pantaloni? Il bottone che manca? Niente di più facile che ripararli! Stimola la creatività e aiuta l’ambiente. 

Per concludere: diminuire il “consumo” di vestiti può essere un buon proposito per il nuovo anno!

... e se volete sapere come si attacca un bottone o come si cuce un piccolo buco, cliccando qui si apre una guida (ma ce ne sono tantissime in rete!).

Kolja Smailus (praticante 2018)


Menu settimanali e risparmio eco-nomico eco-logico

Sulla porta del mio frigo è affisso un foglio con i menu settimanali della nostra famiglia composta da due adulti e due bambine. Chi lo vede prontamente sgrana gli occhi e mi chiede se non siamo completamente matti, che è una scocciatura, che poi non possiamo uscire o cambiare programmi all’ultimo. Devo dire che qualche anno fa pensavo le stesse cose, che fosse una cosa da persone rigide ecc…poi ho provato e cambiato idea! Fare il menu settimanale, implica sì mettersi lì un momento e decidere indicativamente cosa mangiare nei prossimi giorni, ma fa risparmiare molto tempo di giorno in giorno quando arrivi a casa dopo il lavoro, il nido e devi ancora inventarti cosa cucinare con le bambine stanche della giornata che reclamano già la cena! Soprattutto permette di fare una spesa mirata, controllare le date di scadenza dei prodotti, non comperare alimenti che non si sa come abbinare e poi alla fine buttare via parte degli acquisti. È proprio questo che mi piace del sistema “menù settimanale”, pochissimo spreco alimentare! E ovviamente nessuno ti impedisce di uscire a cena o invitare qualcuno all’ultimo momento anche se il “menu settimanale” prevedeva altro! (PG)